Il mio parere su questo romanzo è piuttosto contrastante, diciamo che nel complesso mi è piaciuto molto, tuttavia ci sono punti che h...

È solo una storia d'amore, di Anna Premoli [RECENSIONE] ☆☆☆☆


Il mio parere su questo romanzo è piuttosto contrastante, diciamo che nel complesso mi è piaciuto molto, tuttavia ci sono punti che ho odiato veramente. Soprattutto l'inizio, nel modo in cui si presenta Aidan e il carattere della protagonista: non vogliatemi male, ma lei proprio non sono riuscita a sopportarla. Mentre Aidan l'ho amato sempre più riga dopo riga, lei avrei voluto mandarla al diavolo. Essere forti e determinati è un conto, essere freddi e insensibili è un altro. La protagonista, Laurel, è una donna forte, femminista, determinata e intransigente. Della sua vita ha tutto sotto controllo. 
E qui ci sarebbe da dire che abitiamo un mondo pieno di maniaci del controllo, ovunque leggo libri in cui è presente una lei o un lui, capace di calcolare costantemente la relazione spazio-tempo del volo di un insetto. Così. Tanto per dire. 
E in questo libro Laurel non fa eccezione. Ordinatissima, puntualissima, non le sfugge mai nulla, e tutto ciò che la circonda, tutto ciò che vede e sente è un pretesto per fare del sarcasmo. Sì, lei l'ho proprio odiata. Dall'inizio fino quasi alla fine, perché verso la fine, quando ha iniziato a cedere, a non prendersi più troppo sul serio, ho iniziato a provare verso di lei un sentimento simile alla simpatia o alla tenerezza. 
Al contrario, Aidan, l'ho amato quasi alla follia. E ho amato il suo modo di pensare, così determinato all'esterno e insicuro dentro, mi faceva veramente molta tenerezza. È proprio il tipo di uomo di cui mi innamorerei senza pensarci troppo. Ecco due piccole parti dei suoi monologhi interiori che mi sono piaciute:     

Sono cresciuto elogiandomi molto, una sorta di naturale compensazione 
per il fatto che mio padre mi ha sempre criticato su tutto. Lui dice 
per spronarmi a migliorare, io dico perché è un bastardo 
che sa solo lamentarsi. Questione di punti di vista, immagino. 

Se ho imparato qualcosa da quando la conosco, è che Laurel 
è una donna molto testarda. Ma mai quanto quando si tratta di me. 
Ho deciso di prenderlo come un complimento, perché riuscire 
a influenzare il comportamento di qualcuno significa che un pizzico a te ci tiene. 
In un modo o nell'altro. 

La prima parte mi ha dato modo di rivedere me stessa nelle sue parole. Non credevo che potessero sortire questo effetto su di me, ma sono state davvero di forte impatto. Ho dovuto rileggere la frase una seconda e poi una terza volta, per rendermi conto che era ciò che provavo io stessa da molto tempo, senza però riuscire a esprimerlo. 
La seconda frase invece mi è piaciuta e basta. In sè racchiude insicurezza, speranza, determinazione, ottimismo, rassegnazione e voglia di andare oltre. Un mix completo di quello che è Aidan stesso. Un uomo forte ma sensibile, arrogante ma gentile e altruista, sicuro di sé ma altrettanto vulnerabile. Insomma, Aidan incarna l'ideale dell'uomo perfetto, almeno secondo i miei gusti. E Anna Premoli è riuscita a descriverlo alla perfezione, tanto che è deludente il fatto che esista solo sulla carta. 
E una cosa del tutto particolare di questa autrice, oltre al fatto di scrivere bene, ma questo credo di averlo già detto, è che riesce costantemente a mettere un'ultima parola, dopo l'ultima già scritta, portando avanti la frase come a voler dare un significato maggiore a quello che ha già espresso. Come un voler rafforzare a tutti i costi un'opinione. Se sia un bene o un male non so dirlo, certo a volte è esasperante, altre volte invece infonde dolcezza, come nei lunghi monologhi mentali di Aidan. 


È normale che io adori le sue risposte? Il modo in cui
riesce sempre a ribattere? Be', se non è normale, pazienza. 
Le sorrido, non riuscendo a farne a meno. 

<<Senti, io dove dormo?>>, le chiedo con
l'espressione di un cucciolo di Golden.
<<Sotto i ponti del fiume, per quel che mi riguarda>>.
Non le piacciono i cuccioli, davvero?

<<Aidan, non so se te l'hanno mai detto, ma i fantasmi non esistono>>, mi prende
in giro con un sorriso piuttosto luminoso. Lo confesso, sono un uomo
debole e purché continui a sorridermi in quel modo, sono disposto
anche a farmi prendere per i fondelli.

In alcuni momenti il loro rapporto è burrascoso, in altri così piacevole da innamorarsene perdutamente, altre volte invece assomiglia a un litigio tra bambini. Ma probabilmente è anche questo uno dei punti di forza del romanzo: i dialoghi, il modo in cui vengono espressi i pensieri, le "botta e risposta" che emozionano e sono divertenti.
Leggerò senz'altro altri libri di questa autrice e nel frattempo, se non lo avete già fatto, vi consiglio di leggere questo perché ne vale veramente la pena. Saprà divertirvi ed emozionarvi come non avreste mai creduto possibile.



Buon pomeriggio! Eccomi qui a parlare di un libro che in pochissimo tempo ha scalato la classifica restando in vetta per molte settimane...

Te lo dico sottovoce, di Lucrezia Scali [RECENSIONE] ☆☆☆☆


Buon pomeriggio! Eccomi qui a parlare di un libro che in pochissimo tempo ha scalato la classifica restando in vetta per molte settimane: Te lo dico sottovoce, di Lucrezia Scali. Un romanzo che ancora oggi, a distanza di molti mesi dalla sua prima uscita, viene letto e consigliato.
Purtroppo per me ho un pessimo carattere, e diciamo che questo spesso porta a penalizzarmi da sola, ma se un libro è molto acclamato io tendo ad allontanarlo, a rimandare il momento della lettura, tanto è vero che questo libro lo avevo acquistato un anno e mezzo fa e ho iniziato a leggerlo solo la scorsa settimana. Voglio mettere le mani avanti e spiegarvi che non amo i rosa sdolcinati, gli Harmony e le storie d'amore a solo sesso. E questo libro non è niente del genere. Per fortuna. È una storia d'amore molto dolce, ma senza essere banale, una storia d'amore che ha come protagonisti delle persone con un passato doloroso e un presente che non riescono ad affrontare al cento per cento.

TRAMA
Mia ha trent'anni, un passato che preferisce non ricordare e una famiglia da cui cerca di tenersi alla larga. Meglio stare lontano dalle frecciatine della sorella e da una madre invadente che le organizza appuntamenti al buio... Di notte sogna il principe azzurro, ma la mattina si sveglia accanto a Bubu, un meticcio con le orecchie cadenti e il pelo ispido. La sua passione sono gli animali e infatti, oltre a gestire una delle cliniche veterinarie più conosciute di Torino, Mia sta per realizzare un progetto a cui tiene moltissimo: restituire il sorriso ai bambini in ospedale attraverso la pet therapy. Il grande amore romantico, però, non sembra proprio voler arrivare nella sua vita. O almeno, così pensa Mia, prima di conoscere Alberto, un medico affascinante, e Diego, un ragazzo sfuggente che si è appena trasferito a Torino dalla Puglia. Cupido sta finalmente per scagliare la sua freccia: riuscirà a colpire la persona giusta per il cuore di Mia?

Lo stile narrativo è fluido e fresco, i due protagonisti sono interessanti sia per il loro carattere sia per il loro passato. Lucrezia Scali riesce a tenere il lettore incollato alle pagine alternando momenti di routine con episodi singolari e con una narrazione al passato scritta in prima persona da Mia, una ragazza trentenne timida e riservata, che non riesce a lasciarsi andare da un evento che la lega al passato e che le ha sconvolto la vita, fino al punto da non riuscire più a ritrovare se stessa. Diego, dal canto suo, ha un certo fascino, un sorriso strafottente e l'aria un po' da duro. Ma dietro a una corazza messa su solo per non sopperire alla sofferenza, nasconde un animo nobile.   
Dietro a loro poi si intreccia la storia fra Fiamma e Antonio, protagonisti del romanzo Come ci frega l'amore
Ho apprezzato molto il progetto di pet therapy, d'altronde rispetto tantissimo queste iniziative sociali volte ad aiutare davvero qualcuno, ammiro sia chi lo fa di mestiere sia chi ne parla, perché è giusto non far cadere nel dimenticatoio queste iniziative, soprattutto se possono veramente portare a dei buoni risultati.  
È di sicuro la prima volta che leggo un romanzo dove sono presenti in modo continuo dei cani. Ovvio, verrebbe da dire: stiamo parlando di una protagonista che come lavoro fa la veterinaria. Ma no, non intendo in quel senso. Mi è già capitato qualcosa di simile che adesso non ricordo. Quello che intendo è che qui sono presenti quasi come protagonisti veri e propri e la cosa se da un lato mi ha lasciata perplessa (non ero abituata a leggere delle abitudini canine) dall'altra mi ha affascinata, perché mi ha spinta a voler cercare di trovare un significato a tutto ciò. Amo gli animali, in particolar modo amo i gatti e la loro indipendenza, e se forse scrivere di loro può essere uno stimolo a farli amare anche da chi prima era scettico nei loro confronti, ecco che la cosa mi piace ancora di più. 
A un certo punto del romanzo devo ammettere di essere caduta nella "trappola dell'autore", quel genere di trappole che l'autore mette lì proprio per farti credere una cosa invece di un'altra. Ebbene, ovvio, ci sono cascata come una pera cotta, tanto che volevo prendere a schiaffi sia il libro che Diego, il protagonista. Ma alla fine ho preso a schiaffi solo me stessa per essere stata così ingenua. I miei complimenti alla scrittrice anche per questo, per avermi piacevolmente ingannata sul finale.   
Sono sicura che molti di voi avranno già letto questo bellissimo romanzo e avranno quindi avuto modo di conoscere questa scrittrice. E sempre di lei adesso mi accingo a leggere La distanza tra me e te. 
Alla prossima recensione! 



Chi è Florian Chevalier e perché ha bruciato la casa del sindaco di Val Salice? Questo si domanda il giornalista Rubino Traverso, in...

Io sono l'usignolo, di Emanuela Navone [SEGNALAZIONE]



Chi è Florian Chevalier e perché ha bruciato la casa del sindaco di Val Salice? Questo si domanda il giornalista Rubino Traverso, intenzionato a scoprirne di più e sorpreso che nessuno voglia raccontare nulla.
Quando, proseguendo le ricerche, inizia a ricevere disegni bizzarri e strani messaggi intimidatori, capisce la verità non deve venire a galla. Che cosa nascondono gli abitanti di Val Salice?
In un agosto spazzato dal vento, Rubino scoprirà a poco a poco che perfino un piccolo paese sperduto fra i monti liguri ha i suoi scheletri nell’armadio. E dovrà scoprire quali.
Cosa sei disposto a perdere pur di conoscere la verità?



Emanuela è nata a Genova e vive in un paesino sperduto sui monti proprio sul confine con il Piemonte. Scrive da quando era una bambina, e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. È cresciuta a pane e Stephen King, e gran parte della sua esistenza l’ha trascorsa leggendo i suoi horror e i fantasy della Bradley, Tolkien, Goodkind e autori meno famosi. Nel 2014 ha finalmente ottenuto la laurea dopo anni di lacrime e sangue e si è trovata nel mondo reale e ha scoperto che era pieno di denti aguzzi. È diventata assistente editor per Edicolors, una casa editrice specializzata in narrativa per l’infanzia; poi, cedendo allo smisurato ego che la divora, ha deciso di diventare freelance. Vive in una grande casa circondata da gatti — prima o poi diventerà come la gattara dei Simpson. Oltre alla scrittura, adora la musica metal e la fotografia. La trovate spesso in giro per i boschi con la sua fedele reflex e la testa sulle nuvole. Ha pubblicato, sempre come self, il breve Prontuario di editing e il racconto Reach, contenuto anche nella raccolta a scopo benefico Only Hope.

Blog (al momento chiuso, ma potete trovare le vecchie recensioni)



IO SONO L'USIGNOLO

ESTRATTO: PRIMO CAPITOLO



Lunedì 21 agosto 2000


Il trasloco a Val Salice iniziò sotto i peggiori auspici.
Primo punto: appena partiti dovemmo tornare indietro perché Rossana aveva dimenticato il valigiotto con creme, detergenti e qualsiasi orpello con cui donne come mia moglie si divertivano in bagno.
Secondo punto: partiti per la seconda volta, dovemmo di nuovo tornare indietro perché Stella non trovava Lalla e se non aveva la sua bambola di pezza rischiava di patire l’autostrada.
Terzo punto: Oscar, il gattone rosso e pigro, decise che non amava più la gabbietta e dovemmo farlo uscire, con la conseguenza che passò il viaggio disteso sulle cosce di Rossana, emettendo di tanto in tanto un miagolio di vero dolore.
Morale: arrivammo a Val Salice due ore dopo il previsto, sotto un temporale di quelli che ti annegano appena metti un’unghia fuori, Rossana e Stella nervose e io più sudato di quando, al mare, mi ostinavo a non prendere sdraio e ombrellone perché non mi andava di sborsare ventimila lire.
Ciliegina sulla torta, appena scendemmo dalla BMW, infagottati sotto giacchette leggere prese alla spicciolata in una valigia, Stella iniziò a starnutire.
Di per sé, qualche starnuto non è grave, ma essere sposati con Rossana De Simone equivaleva a una delle Grandi Tragedie.
Le hai portate le medicine? No che non le hai portate, vero? E adesso come facciamo diavolo adesso le verrà la febbre e non hai portato le medicine e se si sente male bisogna chiamare l’ambulanza andare al pronto soccorso che poi l’ultima volta siamo stati lì ore.
Neanche il tempo di scaricare i bagagli che dovetti fiondarmi in auto e cercare una farmacia in quel paesino sperduto tra i monti liguri.
Così iniziò la mia nuova vita lontano dalla città. E mentirei se dicessi che ero elettrizzato.
Il campanello suonò mentre la porta si apriva. Mi sfregai le mani l’una contro l’altra, intirizzito nel giubbotto leggero. Le scarpe di tela filtravano l’aria come ciabatte da mare. Feci due passi. File di scaffali di legno ospitavano un melting-pot di medicinali, mentre dietro il bancone, una vecchia credenza conteneva piccole brocche forse dipinte a mano. In un angolo, una vecchia bilancia si incastrava tra due depliant che promettevano la migliore soluzione alla tosse secca e spiegavano perché fosse nocivo fumare in gravidanza.
La farmacia di Ca’ Tonda, paesino minuscolo vicino a Val Salice, era un pot-pourri di scatoline colorate. Se avessi avuto dietro la mia reflex, mi sarebbe piaciuto catturare qualche sfumatura, un verde smeraldo, un rosso mattone o un bianco panna.  
La donna dietro il bancone batteva sui tasti del registratore di cassa e parlottava tra sé. Al suono del campanello, alzò lo sguardo. «Buonasera» cinguettò.
«Buonasera.» Mi avvicinai con le mani in tasca.
«Freddino, vero?»
«Già.»
La donna diede una rapida occhiata al registratore di cassa. Il pollice e l’indice grattavano pigramente il mento. «Oggi il buon Charlie non ne vuole sapere di funzionare.»
Dovevo avere un’espressione stupita perché la donna scoppiò a ridere.
«Charlie è il nome che ho dato al registratore» spiegò.
«Ah.»
«Che cosa desidera?»
«Del paracetamolo. Mia figlia ha un forte raffreddore e mia moglie teme le venga la febbre.»
La farmacista annuì e uscì dal bancone. Una piccola botte in camice bianco. «In questo periodo è facile ammalarsi» disse mentre rovistava in uno scaffale. «Turisti?»
«Ci siamo trasferiti oggi a Val Salice.» Assunsi una delle mie migliori espressioni scocciate per troncare il dialogo. Non avevo di certo tempo da perdere in inutili chiacchiere.
La farmacista terminò la ricerca su uno scaffale e passò all’altro. «Un posticino accogliente, vero?»
Tentativo fallito.
«Sa che è stato quasi raso al suolo da un incendio?»
In meno di un secondo, la mia espressione scocciata diventò incuriosita. «Non lo sapevo.» Fissai la donna con vivo interesse.
La farmacista pescò una confezione di paracetamolo nascosta tra un flacone di sciroppo per la tosse e un detergente intimo. Caracollò verso il bancone e vi posò la medicina. «Successe vent’anni fa.» Scosse la testa. «Una vera tragedia.»
Posai una banconota da ventimila lire accanto al registratore di cassa. Lo sguardo della farmacista sembrava afflitto, ma dietro si scorgeva qualcosa, una specie di forte desiderio, un’aspettativa.
dai chiedimi cosa successe ti prego
Stetti al gioco.
«Che cosa successe?»
La donna parve gonfiarsi come un palloncino. Si allungò verso di me e mise una mano sulla bocca. «L’incendio distrusse la casa del sindaco e si propagò per metà del paese. Montignani, sua moglie e suo figlio non ce la fecero.» Tamburellò le dita sul bancone. «Aveva appena vent’anni, quel povero ragazzo. Morire così... Che destino ingiusto.»
Presi il flacone di paracetamolo. «È stato un incidente?»
I grandi occhi da lontra della farmacista mi guardavano fissi. «Certo che no. Florian Chevalier. L’usignolo.» Si diede un colpetto sulla tempia. «Un pazzo.» Armeggiò ancora qualche istante con il registratore. «Non è serata, vero, Charlie?»
«Usignolo?» Mi stava prendendo in giro?
«Così si faceva chiamare. Non so il motivo.» Risatina civettuola.
«Perché lo ha fatto?» Misi la medicina nella tasca dei jeans.
La donna fece spallucce. «Lo chieda agli abitanti di Val Salice.» Riprese ad armeggiare con il registratore di cassa. «Le scoccia se non batto lo scontrino?»
Feci un saluto smozzicato. Non mi scocciava. Uscii.
Oh, se lo avrei chiesto. Lo avrei chiesto di certo.
Quella palla con il camice addosso non sapeva che le tragedie erano il mio pane quotidiano.
Rubino Traverso, giornalista e fotoreporter: questa è roba per te.




Per scrivere un libro è necessario conoscere bene l'italiano e la grammatica. Nonostante non importi avere la laurea in italiano è n...

10 COSE CHE UNO SCRITTORE DEVE SAPERE


Per scrivere un libro è necessario conoscere bene l'italiano e la grammatica. Nonostante non importi avere la laurea in italiano è necessario conoscere bene la lingua. Ma non solo. Ci sono molti altri aspetti che spesso non vengono presi in considerazione durante e dopo la stesura di un romanzo,  ma che spesso possono risultare fondamentali. 
Vediamo i punti principali.

1) Se mentre scrivi ti annoi, probabilmente i lettori si annoieranno a leggere. 
Scrivere un libro richiede molta pazienza e determinazione, le soddisfazioni saranno molte ma ci saranno anche momenti in cui descrivere una scena potrà risultare più difficile del previsto. In questi casi, se capita di annoiarci mentre scriviamo, sarà molto probabile che il lettore si annoi leggendo. Ricordiamo: uno scrittore è quello che scrive, quello che vuole trasmettere. Vorresti che i lettori percepiscano lati negativi della storia? 
Uno degli errori più comuni è quello di aggiungere dettagli e informazioni inutili, solo per "arricchire" o "allungare" il testo. Queste descrizioni forzate sono noiose da scrivere e saranno noiose da leggere. 

2) Leggere.
È importante leggere. Mantiene attivi, attenti, perspicaci. La lettura apre la mente e aiuta l'immaginazione. Quante volte ce lo siamo sentiti ripetete da piccoli, quando andavamo a scuola dalla maestra, e poi a casa da nostra madre? Niente di più vero e utile. Come si può sostenere di amare la scrittura se prima ancora non l'abbiamo amata leggendola? 

3) Fai in modo di emozionarti mentre scrivi.
Provare realmente quello che provano i personaggi è fondamentale per trasmettere bene quello che vogliamo. Per cui non imbarazziamoci se ci viene da piangere o da sorridere mentre scriviamo, è necessario essere capaci di provare queste emozioni se vogliamo scriverle. C'è molto potere in questo.  

4) Scrivi il tipo di libro che vorresti leggere.
Sembra scontato, ma non è così. L'ho messo al quarto punto, ma forse è la prima cosa da dire a uno scrittore: scrivi ciò che vorresti leggere. Non c'è niente di più importante, è inutile intestardirsi di voler scrivere un genere solo perché è di moda, solo perché vende, quando noi stessi siamo i primi a non leggerlo.  
Stessa cosa vale per le descrizioni, per i dialoghi (vedi punto 1).

5) Sii disposto a metterti in gioco. Anche se quello che scrivi non è perfetto.  
La perfezione non esiste. Ed è un dato di fatto. Molti scrittori arrivano a un punto del libro e si bloccano, cercano la perfezione, la frase perfetta, la scena perfetta, e in questo modo forzano il romanzo e la naturalezza della narrazione. Non c'è niente di più bello della semplicità. 

6) È importante concentrarsi solo su una frase o un capitolo per volta. 
Scrivere continuando a mantenere l'insieme del romanzo può essere un problema e può trasformare la scrittura in un metodo per arrivare al fine della storia, unica parte essenziale e importante. È fondamentale invece dare il giusto significato e il giusto senso ad ogni frase che viene scritta, per non dare così l'idea di averla messa lì solo per arrivare al significato ultimo. Bisogna dare valore anche alle singole parole.   

7) Devi essere capace di avere un'anima fragile dentro e una corazza di ferro fuori. 
Ci saranno momenti scoraggianti, in cui vedrai altri emergere, altri denigrare il tuo lavoro. Per questo devi indossare una corazza di ferro e lasciare che tutto ti scivoli addosso senza scalfirti. Ma dovrai avere anche un'anima fragile per scrivere e trasmettere emozioni. Per far ridere o piangere il lettore.   

8) Imparare dalle critiche.
Le critiche sono importanti. Sono le uniche che ti permettono di capire se stai sbagliando qualcosa. Esistono critiche costruttive che possono aiutarti a migliorare, a rendere il tuo stile ancora più unico. Non dar peso alle critiche offensive, quelle sono mirate esclusivamente ad abbatterti moralmente. Tieni invece conto di chi, gentilmente, ti mostra alcuni aspetti poco chiari sul tuo romanzo, o alcune parti che per validi motivi non sono piaciute.

9) Prenditi del tempo.
Neanche Dio creò il mondo in un giorno solo, quindi non obbligarti a finire un libro in un tempo prestabilito. Certo la dedizione e la costanza sono caratteristiche primarie, ma la fretta non è da sottovalutare. Può portarti a fare degli errori che riflettendo avresti evitato. Ci sono momenti, situazioni, che richiedono tempo. 

10) Sii sempre te stesso.
Mentre scrivi, mentre ti confronti con altri scrittori, mentre pubblicizzi la tua opera, sii sempre te stesso. Non cercare di crearti un'immagine diversa per sentirti grande o per dare l'impressione di esserlo. La naturalezza e la spontaneità saranno altri fattori importanti che completeranno la tua figura di scrittore. 

Mi duole sempre un po' il cuore quando mi accingo a esprimere un giudizio non troppo positivo su un libro che ho letto, ma le mie a...

Aspettami fino all'ultima pagina, di Sofia Rhei [RECENSIONE] ☆☆☆


Mi duole sempre un po' il cuore quando mi accingo a esprimere un giudizio non troppo positivo su un libro che ho letto, ma le mie aspettative su questo romanzo erano fin troppo alte, dopo averne sentito cantar le lodi a destra e sinistra. Certamente immaginavo la storia molto diversa da quella che è in realtà, che si è rivelata essere un connubio di incertezze e fragilità della protagonista, la quale non riesce a decidere tra un amore tanto desiderato ma inesistente, e la libertà di poter vivere serenamente, senza aspettare, senza sentirsi usata e senza mentire costantemente. Fondamentalmente la decisione sembra piuttosto semplice: scegliere la libertà e abbandonare un amore inesistente, falso. Eppure così non è. Per Silvia, protagonista della storia, la sua relazione sentimentale con Alain ha qualcosa di speciale, che va oltre alle semplice leggi dell'attrazione. C'è amore profondo in lui, e di questo ne è convinta. Nonostante lui sia sposato e non intenda lasciare la moglie, nonostante lui le chieda di mentire sulla loro relazione, di tenerla nascosta, di essere la sua amante segreta. Per due anni Silvia ha continuato questa relazione che adesso la sta portando ad uno sgretolamento interiore, ad una fragilità che prima non aveva, le apre delle incertezze che evita di guardare in faccia, ma che sente in ogni istante della giornata. 


TRAMA
Silvia ha quasi quarant’anni, vive e lavora a Parigi e ha una relazione difficile con Alain, un uomo sposato che da mesi le racconta di essere sul punto di lasciare la moglie. Dopo tante promesse, sembra che lui si sia finalmente deciso, ma la fatidica sera in cui dovrebbe trasferirsi da lei, le cose non vanno come previsto. E Silvia, in una spirale di dolore e umiliazione, decide di farla finita con quell’uomo falso e ingannatore e di riprendere in mano la sua vita. Alain però non si dà per vinto, e Silvia non è abbastanza forte da rimanere indifferente alle avances dell’uomo che ama... Dopo giorni e notti di disperazione, viene convinta dalla sua migliore amica a fare visita a un bizzarro terapeuta, il signor O’Flahertie, che sembra sia capace di curare le persone con la letteratura. Grazie ad autori come Oscar Wilde, Italo Calvino, Gustave Flaubert, Mary Shelley, e al potere delle loro storie, Silvia comincia a riflettere su chi sia realmente, su quali siano i suoi desideri più profondi e su cosa invece dovrebbe eliminare dalla sua vita...

Mi ha lasciato sensazioni di irrealtà, un po' di amaro in bocca, come se ci dovesse essere stato molto di più, come se non fosse "bene intrecciato". 
Ultima cosa che mi ha lasciata ancora più perplessa è stata la vera identità del suo psicoterapeuta: il signor O'Flahertie. Non scriverò di più in questa recensione, perché non intendo fare spoiler su un libro che a me non mi ha entusiasmata, ma che invece potrebbe piacere a molti di voi. L'avete per caso già letto? O intendete farlo? Cosa ne pensate? 


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